sabato 16 dicembre 2017

Platano e farina di platano:proprietà e utilizzo

PLATANO e farina di platano, naturalmente senza glutine.
Adatto in caso di celiachia e versatile in cucina.
Proprietà e utilizzo.

Il platano è un frutto tropicale simile alla banana nella forma, ma  molto più grosso, può arrivare anche a 40 cm di lunghezza.
Si trova in tutti i grandi supermercati, nel reparto frutta tropicale, quasi sempre verde, ad un prezzo accessibile.

La Musa acuminata è una pianta originaria del sud-est asiatico, simile alla banana, ma contenente diversi semi duri. E’ una pianta che appartiene al genere Musa (appartengono al genere circa quaranta altre specie Musa paradisiaca, sapientum …) e da cui derivano platano e banane attraverso incroci e selezioni. Infatti il platano, in spagnolo platano indica la banana, è una pianta ibride di banana.

Il platano è un frutto che si consuma dopo cottura e rappresenta la base dell’alimentazione delle popolazioni dell’America Centro-Meridionale, dove è il sostituto del nostro pane essendo molto ricco di amido.

Quando è verde è molto ricco di amido ed il sapore è simile a quello della patata.  La buccia del platano passa dal colore verde (ricco di amido) al giallo, con sapore delicato, ma più dolce, al nero, dove gli amidi si trasformano in zuccheri e il frutto presenta il maggior grado di dolcezza, infatti si utilizza per preparazioni culinarie dolci.

Del platano si utilizzano anche le foglie, vengono intrecciate per produrre diversi manufatti, per imballaggio e servono come piatti o vassoi nelle preparazioni culinarie locali e tradizionali.

La coltivazione è sviluppata in Costa Rica, America Latina, Australia, ma anche isole Canarie, Africa settentrionale e Giappone.

IL PLATANO COSA CONTIENE

Il platano è ricco di carboidrati, fibre, vitamine A e C, è una buona fonte di potassio e magnesio, ma anche di fosforo e ferro. E’ privo di colesterolo.ha un apporto calorico di 122 kcal per 100 grammi.

Il platano in cucina

Il platano presenta una buccia abbastanza dura e si sbuccia incidendolo per la lunghezza.

Viene bollito, fritto o cotto al forno.

In forno si cuoce a circa 200 gradi per circa mezz’ora, la buccia diventa nera e inizia a spaccarsi.
Si condisce come le patate bollite, con olio e sale o con aggiunta di spezie.

Fritto: semplicemente viene tagliato a fette, un po’ oblique,  fritto in abbondante olio, salato e servito come antipasto o per accompagnare secondi piatti. Rappresenta un piatto tipico del Sudamerica, un po’ come le nostre patatine fritte.

Sempre fritto ma in versione dessert: platano fritto caramellato.
E’ un dolce che si prepara cuocendo il platano, precedentemente tagliato a rondelle, in una padella antiaderente con un po’ di burro, a piacere si può aggiungere cannella. Cuocere le rondelle fino a doratura e poi aggiungere uno o due cucchiai di zucchero di canna e cuocere per altri minuti, fino a quando le rondelle si caramellano.

Frullando il platano si ottiene una base per torte.

Non c’è che da sbizzarrirsi!

Il platano si utilizza, molto più frequentemente, per preparazioni salate.
Si possono ottenere delle chips tagliando il platano verde a rondelle fini che saranno cotte in forno e successivamente salate, magari con l’aggiunta di  erbe aromatiche o spezie a piacere (sposa bene con il rosmarino, ma anche con i semi di chia).

Il platano cotto al forno e ridotto a purea può essere utilizzato per molte preparazioni: con l’aggiunta di sale, olio e spezie si possono realizzare dei crackers. Spalmate la purea su carta forno e incidetela formando dei quadrotti da ripassare in forno per altri 15 o 20 minuti fino a doratura.

Si può cuocere in forno anche una pagnotta, pane di platano o produrre dei gnocchetti, cous cous, pizzoccheri, pizza e piadine.
Qui potrete trovare alcune ricette  (https://www.evolutamente.it/pane-di-platano/)

Il platano si conserva per 2 o 3 settimane in luogo fresco e asciutto.


Farina di platano

La farina di platano altro non è che  platano essiccato e tritato.
E’ possibile realizzare la farina anche a casa utilizzando il forno ed un tritatutto o un macinino da caffè.

Io  preparo, con la farina di platano, le crepes: un uovo, un cucchiaio di farina di platano e mezza banana schiacciata; dopo aver cotto per bene da entrambe i lati la crepe, aggiungo un goccio di sciroppo di acero.

Trovo che la farina di platano si amalgami bene, le crepes con farina di platano tengono perfettamente e quando si girano, per cuocere entrambi i lati, non si rompono, come succede spesso con la farina di riso. Per questo la farina di platano è indicata per pizza, piadine, gnocchi … insomma è da provare!

Anche la  pizza di farina di platano è da provare, io l’ho collaudata: è semplice, veloce e senza glutine.
Si crea un impasto con la farina di platano, circa 120 g per una pizza, 2 cucchiai di olio e sale. Si amalgama bene fino ad ottenere un panetto che non si appiccichi alle mani e si stende con il mattarello su carta forno. Si farcisce con la passata di pomodoro e si inforna per 15 minuti, passati i quali si estrae dal forno e si farcisce a piacere. Io  la adoro con cipolle rosse di tropea tagliate sottili, sfoglie di patate (tagliate con il pelapatate), origano e un filo d’olio, ma si possono aggiungere anche mozzarella, acciughe, peperoni …

La trovate nei negozi etnici ed online.

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.

http://www.alimentipedia.it/platano.html



lunedì 27 novembre 2017

Biscotti ai datteri senza glutine

Biscottini croccanti, senza glutine, ai datteri


Ho prodotto questi biscotti con la farina di riso, naturalmente senza glutine, e datteri, naturalmente dolci. 
I datteri permettono di diminuire l’apporto di zucchero e in sostituzione del comune burro è stato impiegato il  burro di cocco e il ghi (burro chiarificato).

I datteri

Siamo abituati a pensare ai datteri come frutto natalizio, ma sono presenti nei banchi dei supermercati tutto l’anno.
Sono ricchi di proprietà. Sono dei blandi lassativi per il contenuto di fibre, contengono antiossidanti (anti-radicali liberi), sono ricchi di vitamina A preziosa per la pelle, beta-carotene, luteina ottima per la vista, ma anche ferro, potassio, calcio, magnesio e manganese.
Si utilizzano in cucina per dolcificare e, fermentati,  vengono usati per produrre vini e liquori.
E’ meglio scegliere datteri biologici perché non contengono conservanti, aggiunti spesso nella frutta essiccata e nei datteri, come l’anidride solforosa, E 220.

Lo zucchero

Io ho iniziato con tre cucchiai, non proprio colmi, di zucchero di canna, poi ho diminuito la dose a 2 cucchiai e infine ho sostituito lo zucchero di canna con quello di cocco che ha un basso indice glicemico. Potete, volendo, diminuire ulteriormente la dose di zucchero o sostituirlo completamente aumentando il numero di datteri.
Il burro

Ho utilizzato il ghi e il burro di cocco in eguale misura, ma anche con 60 g di burro di cocco sono ottimi.

Ingredienti:

200 g di farina di riso

30 g di burro di cocco

30 g di burro ghi

3 cucchiai di zucchero di canna

12 datteri denocciolati

2 uova.

Iniziare miscelando bene gli ingredienti secchi,  farina e zucchero.

Aggiungere le uova, il burro sciolto a bagnomaria e mescolare bene.

Tritare nel tritatutto i datteri e aggiungerli al composto.

Lavorare bene, impastando con le mani.

Rivestire una leccarda da forno con la carta forno e formare delle palline con le mani, schiacciatele  leggermente e disponetele.

Infornare a 180° per 25 minuti in forno ventilato.

I biscotti sono cotti anche dopo 15 minuti, ma con 5 minuti in più diventano più croccanti e secondo me, più gustosi.

Buon appetito J



Scritto da Angela Ballarati
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domenica 26 novembre 2017

Scutellaria: utilizzo e proprietà

La SCUTELLARIA è una pianta con proprietà sedative, antinfiammatorie, antiallergiche …
Studi e ricerche sui suoi componenti.
La pianta, cosa contiene, quando può essere utile, forme di utilizzo.

La scutellaria, della famiglia delle Labiate, è una pianta utilizzata in fitoterapia per le sue proprietà sedative, protettive del cuore, antinfiammatorie e antiallergiche.

Ne esistono diverse varietà. Quelle più utilizzate sono:  la scutellaria americana  (scutellaria galericulata), chiamata scutellaria della Virginia anche se cresce in tutto il territorio statunitense e nel Canada meridionale, e la scutellaria baikalensis georgi con proprietà simile all’americana e originaria del continente asiatico.
In questo studio botanico (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18484546)  sono state confrontate 3 specie di Scutellaria (il genere scutellaria ha più di 350 specie): la baicalensis, la lateriflora e la racemosa. Le analisi fitochimiche hanno rivelato e quantificato la baicalina, la baicaleina e la scutellarina presenti nelle tre specie e mostrato che non esistono differenze significative. Si stabilisce inoltre che la racemosa rappresenta una potenziale fonte per la fitofarmaceutica.
La Medicina cinese utilizza la radice di scutellaria baikalensis  da secoli.
E’ stata utilizzata, e lo è tuttora, come rimedio per la diarrea, l’infiammazione e l’epatite.  E’ considerato un rimedio per l’eccesso di calore (tosse e febbre), per le condizioni caldo-umide come la dissenteria e la diarrea. I medici cinesi la utilizzano anche per le malattie epatiche, ma questa proprietà non è riconosciuta da studi a conferma.
I Nativi americani utilizzavano la Scutellaria Lateriflora  per trattare le infiammazioni gastrointestinali e quelle dell’apparato respiratorio.
A tutt’oggi è in uso nella medicina popolare.

LA PIANTA

La scutellaria americana è una pianta esile che non raggiunge i 60 cm di altezza. Presenta foglie seghettate e fiori blu, con un calice a forma di scodella, da cui, presumibilmente, ne deriva il nome.
Le foglie presentano punteggiature scure sulla pagina inferiore.
Cresce ovunque nei luoghi soleggiati dell’Europa, dell’Asia e dell’America.
Si raccoglie a metà estate e si utilizza la pianta intera, ma la parte rilevante in fitoterapia sono le radici.
Si conserva essiccata in sacchetti di carta o di tela.
Il sapore è amaro.
Anche la scutellaria baicalensis è una pianta erbacea di circa 60 cm con foglie lanceolate e fiori di colore violetto-blu.

COSA CONTIENE

La radice di scutellaria è ricca di flavonoidi come la baicalina e la baicaleina, fitosteroli come il beta-sitosterolo, iridoidi come lo scutellarioside, cumarine, polifenoli e tannini.
Altri costituenti attivi sono wogonin, apigenina e orossilina.
La baicaleina è contenuta anche nella piantaggine.

QUANDO PUO’ ESSERE UTILE

Le proprietà che le si attribuiscono sono sedative, tranquillanti, protettive del cuore, antinfiammatorie e antiallergiche.

-      Allergie e infezioni delle vie respiratorie. Rilassa la muscolatura bronchiale e i suoi flavonoidi  svolgono un’azione antinfiammatoria che la rendono benefica nei disturbi infiammatori su base allergica, con una discreta attività antistaminica.

-      Prevenzione di attacchi cardiaci. Due studi condotti su animali, in Giappone, hanno dimostrato che i principi attivi contenuti nella scutellaria, sono in grado di aumentare il cosiddetto colesterolo buono (HDL) diminuendo l’incidenza del fattore colesterolo sulle problematiche cardiache.

-      E’ neuroprotettiva. In vitro, è stata dimostrata la capacità della baicalina di migliorare l’apprendimento e la compromissione della memoria in seguito ad ischemia cerebrale globale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27016057).

-       La sua proprietà antinfiammatoria è confermata da diversi studi. Una ricerca, in vitro, ha studiato i suoi effetti sull’acne provocata da un batterio (Propionibacterium acnes) collegato ad alcune patologie della pelle, ma anche a blefariti ed endoftalmiti. I risultati hanno evidenziato la riduzione della risposta infiammatoria imputabile ai flavoni presenti nella radice di Scutellaria baicalensis (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26712724).   Questo studio, svolto dall’Università di Wenzhou (Cina), sia in vitro che su modelli animali, ha studiato gli effetti della baicalina sull’osteoartrite. L’osteoartrite è una malattia degenerativa della giuntura con una componente infiammatoria che determina il consumo della matrice extracellulare della cartilagine.  I risultati a cui sono giunti i ricercatori sono promettenti e suggeriscono che la baicalina può costituire  un potenziale nel trattamento dell’osteoartrite  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28942223).

-      Anche se la scutellaria è un’erba che ha dato vita a dispute infinite circa le sue proprietà, dividendo gli studiosi, sembra che favorisca il ripristino degli epiteli intestinali danneggiati.

-      Alla scutellaria sono attribuite proprietà sedative e rilassanti. Questo la rende utile negli stati ansiosi e nell’insonnia.  Alcune specie di Scutellaria, tra cui la baicalensis e la lateriflora, hanno dimostrato attività ansiolitica sia negli animali che negli esseri umani, grazie a componenti come la baicalina, wogonin, apigenina e scutellarina. La ricerca di nuovi ansiolitici è sempre in azione, sono stati valutati gli effetti di un altro flavone presente nella scutellaria, wogonin, che ha dimostrato, su modelli animali, l’effetto ansiolitico del flavone, senza effetti collaterali tipici della benzodiazepina, noto psicofarmaco con proprietà tranquillizzanti, ma con effetti collaterali non indifferenti (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12392823).

-      La baicalina presente nella scutellaria baicalensis agirebbe con azione antagonista sui recettori degli androgeni (ormoni che influenzano alcune funzioni della pelle e della prostata). I risultati mostrano come la baicalina promuova la proliferazione delle cellule della papilla dermica e quindi possono considerarsi utili nel trattare disturbi androgeno-dipendenti come l’alopecia androgenetica. Ha inibito anche la crescita eccessiva delle cellule tumorali della prostata (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26936689).

-       La scutellaria, per il suo contenuto in baicalina, flavonoidi e con la sua azione antinfiammatoria, si è dimostrata utile, in studi su modello animale, come gastroprotettivo e anti-ulcerogeno (effetto anti-secretore) nelle ulcere gastriche (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27780710).

-       Il processo infiammatorio vascolare svolge un ruolo chiave nella progressione dell’aterosclerosi (grave complicanza del diabete mellito). In questo studio, su modelli animali, è stata valutata l’azione dei tre polifenoli, baicalina, baicaleina e wogonin presenti nella scutellaria, concludendo che i tre flavoni possono apportare benefici significativi nella terapia per le complicanze diabetiche e l’aterosclerosi (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25739393).

-      La scutellaria è ricca di flavonoidi quindi combatte i radicali liberi, noti agenti promotori dell’invecchiamento e non solo. Proprio la componente costituita dai flavonoidi la rende un valido aiuto per la circolazione e il microcircolo, infatti la ritroviamo in diversi preparati erboristici per il miglioramento della funzionalità vascolare.

-      Uno studio del 2015, in vitro, dell’Università di Indianapolis, ha concluso che l’aucubina e la baicaleina riducono la crescita e la formazione di biofilm della Candida Albicans, risultando promettenti antimicotici (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26618515).

-       Molti studi sono stati condotti sulle proprietà antitumorali della baicalina. E’ importante sottolineare che nella maggior parte non sono trial clinici randomizzati in doppio cieco, ma aprono le porte ad ulteriori studi.

Uno studio, in vitro, è giunto a risultati che suggeriscono che la Scutellaria baicalensis potrebbe essere un potente agente chemioterapico contro l’epatocarcinoma perché riduce le metastasi inibendone la proliferazione (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24910406).

Questo studio, condotto dall’Istituto di Immunologia di Wroclaw, in Polonia, su cellule prelevate da pazienti affetti da leucemia linfoblastica, dimostra che la Scutellaria ha effetti immunomodulatori e un potenziale antitumorale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25448499).

Anche un altro componente della scutellaria è stato oggetto di ricerca: wogonin. Dagli studi è emerso che il wogonin ha inibito la produzione di diverse citochine infiammatorie, tra cui il fattore di necrosi tumorale (http://www.medchemexpress.com/Wogonin).

Altri studi e ricerche, condotte sull’attività antitumorale (tumore ovarico, allo stomaco, al seno ecc. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29039573) della baicalina e degli altri componenti della scutellaria hanno attribuito risultati positivi.

-      La scutellaria trova impiego anche in cosmetica, infatti alcune creme per il viso e detergenti la contengono. I suoi flavonoidi  la rendono un anti-age con effetti sebo-regolatori.

UTILIZZO

In erboristeria si trova la pianta essiccata per tisana.
Si versa 200 ml di acqua su 5 g di pianta e si lascia riposare coperta per 10 minuti. Si filtra.
La tintura madre è ottenuta dalla macerazione, della pianta intera triturata, per tre settimane in una miscela di alcol alimentare e acqua e si trova già preparata in erboristeria.

UN PO’ DI STORIA

Come già riportato, la Medicina Tradizionale Cinese utilizza la scutellaria da secoli come sedativo e tranquillante.
Negli Stati Uniti è diventata famosa nel 1772, quando fu utilizzata per la cura dell’idrofobia, ma gli erboristi la consigliavano per il nervosismo, l’insonnia e la malaria.
Nel 1863 venne inserita nella farmacopea americana, come tranquillante, fino al 1947, quando fu eliminata perché ritenuta priva di proprietà medicinali.
Attualmente, i pareri tendono a favore della pianta, viste anche le ricerche e gli studi svolti, infatti la scutellaria rientra in formulazioni, insieme ad altri componenti, di preparati per contrastare l’insonnia.

CONTROINDICAZIONI. Non assumere in gravidanza o allattamento. Non somministrare ai bambini, non assumere con farmaci sedativi. In tutti i casi, chiedere preventivo parere medico, la fitoterapia è chimica, come i farmaci.



Scritto da Angela Ballarati
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https://en.wikipedia.org/wiki/Scutellaria - Benessere secondo natura Fabbri Ed. - https://www.calvizie.net/scutellaria-baicalina-contro-la-calvizie/ - 

domenica 19 novembre 2017

Pepe proprietà terapeutiche e benefici

Pepe: proprietà e benefici del pepe in cucina.
Come utilizzarlo al meglio e come sceglierlo.
La pianta.
Il pepe nella medicina orientale.
Piper Cubeba: rimedio omeopatico.

Il pepe è, fra le spezie, quella più utilizzata nella cucina di tutto il mondo.
Ma quali proprietà possiede e quali sono le controindicazioni?
Per cosa viene utilizzato nella medicina Ayurvedica e Cinese?
Quali sono i tipi di pepe più conosciuti?

Il genere Piper, famiglia delle Piperaceae, comprende 700 specie, quelle più importanti economicamente, sono il Piper Nigrum, il pepe vero e proprio, Piper Longum (pepe del Bengala), Piper officinarum (pepe lungo) e Piper cubeba, cioè il pepe cubebe.

COSA CONTIENE

Il pepe contiene un alcaloide, la piperina, oltre a oleoresine, oli essenziali , glicosidi e polisaccaridi. E’ ricco di potassio, calcio e fosforo.

QUALI SONO LE SUE PROPRIETA’

-      Stimola la digestione. Il suo contenuto in piperina, un alcaloide, stimola la secrezione dei succhi gastrici e della saliva, aiutando la digestione. Ma è sconsigliato in caso di ulcera, colite, emorroidi e gastrite perchè irrita le mucose. ll pepe nero facilita inoltre la depurazione dell’organismo, riduce il problema dell’aerofagia ed aiuta a rallentare l’invecchiamento delle cellule grazie all’azione antiossidante dei suoi componenti. 
-      Possiede proprietà diuretiche.
-      Sembra possedere proprietà antinfiammatorie. Uno ricerca di nuovi farmaci antinfiammatori con meno effetti collaterali ha studiato la piperina e isolato altri componenti. Lo studio conclude che l’attività analgesica e antinfiammatoria, analizzata in vitro, potrebbe servire come guida per la ricerca futura di una molecola più potente e più sicura (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28641526).
-      E’ considerato uno stimolante metabolico utile nel controllo del peso. Alcuni studi hanno evidenziato che aumenta il metabolismo muscolare a riposo e quindi propongono ulteriori approfondimenti per il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27799519).                                                                              
-      Determina un grado maggiore di assorbimento dei nutrienti dei cibi; ad esempio, i nutrienti benefici della curcuma vengono assimilati in misura maggiore se si aggiunge un pizzico di pepe (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26201645). La curcumina (componente attivo della curcuma) è stata studiata come cardioprotettivo, ma presenta il problema di una scarsa biodisponibilità.  Combinata con la piperina, su modello animale, ha mostrato una cardioprotezione maggiore rispetto al gruppo trattato con sola curcumina (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28458425).
-      Sembra potenziare le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie della quercitina, un bioflavonoide. Insieme mostrano forti effetti neuroprotettivi contro la neurotossicità  da MTPT, sostanza neurotossica che causa sintomi simili a quelli del Parkinson negli animali (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28852397).
-      L’Aspergillus flavus è un agente patogeno del suolo che rappresenta un pericolo per l’uomo e gli animali poiché produce la micotossina cancerogena Aflatossina B1. L’identificazione di sostanze antiaflatossigenici che non presentino tossicità ha indirizzato uno studio sulla  piperina che si è dimostrata capace di inibire la crescita di Aspergillus flavus e ha modificato positivamente lo stato degli antiossidanti fungini  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28830793). 
-      Il pepe è antisettico, espettorante, afrodisiaco.
-      Alcuni studi si sono concentrati sull’efficacia terapeutica della piperina per combattere le malattie neurodegenerative e la depressione. In questa ricerca, condotta dalla Divisione di farmacologia dell’Università di Utrecht, in Olanda, su modello animale, è stata somministrata piperina unitamente ad altre integrazioni come lo zinco, la curcumina, gli omega 3 ecc. e il risultato è stato molto incoraggiante e suggerisce che una dieta ricca di elementi, fra cui la piperina, può prevenire e/o impedire lo sviluppo dei disturbi neurodegenerativi e depressivi e dei deficit cognitivi concomitanti.
Gli studi condotti in vitro o su modello animale sono da ritenersi un punto iniziale per ulteriori ricerche, quindi da considerarsi indicativi.
Il pepe nero si utilizza anche per uso esterno: per massaggi rilassanti e per impacchi in caso di contusioni.
Nelle erboristerie è disponibile in estratto secco e in pomate per uso topico per lenire dolori articolari cronici.

OLIO ESSENZIALE DI PEPE NERO

L’olio essenziale di pepe nero si ottiene dalla distillazione delle bacche del pepe nero.
Possiede proprietà carminative (facilita l’espulsione dei gas), depurative, antimicrobiche, favorisce la digestione e aiuta in caso di dolori muscolari.
Si può aggiungere agli alimenti, non è piccante, o utilizzarlo per massaggi rilassanti, antidolorifici e per aiutare la circolazione, miscelato ad un olio vettore.
Si utilizza, in aromaterapia, nei diffusori per alleviare gli stati d’ansia.


TIPI DI PEPE

In commercio si trovano: il pepe bianco, il pepe nero, il pepe rosso e il pepe verde, il pepe rosa  non appartiene alla stessa famiglia botanica, il pepe grigio indica una miscela (pepe bianco e nero macinati) e il cubebe, bacche della pianta Piper Cubeba, è presente anche in omeopatia.
Il pepe nero è quello più conosciuto e utilizzato, viene raccolto a metà maturazione e, dopo una leggera bollitura,  si essicca al sole per circa 10 giorni. Il suo sapore è quello più intenso.
Il pepe bianco deriva dalla medesima pianta del pepe nero, Piper nigrum, ma le bacche vengono raccolte a maturazione raggiunta e si lasciano macerare in acqua perché si stacchi l’involucro esterno; successivamente si essiccano. I grani si presentano più piccoli di quelli del pepe nero ed anche il sapore è meno intenso, più delicato.
Il pepe verde, come il pepe nero, viene raccolto acerbo, si essicca, ma viene trattato con diossido di zolfo per mantenerne il colore verde. Le sue proprietà sono simili a quelle del pepe nero.
Il pepe rosso, infine, è ottenuto dai frutti maturi e le lavorazioni sono le stesse del pepe nero, ma la raccolta deve essere effettuata in un particolare momento in modo da conservarne il colore.


Come acquistarlo

Le diverse qualità di pepe si distinguono per aroma, colore e piccantezza, conferita, quest’ultima, dalla piperina.
L’acquisto migliore è in grani perché, macinato al momento dell’utilizzo, mantiene inalterate le sue proprietà e l’aroma.  Infatti, il pepe perde sapore e aroma per evaporazione e se esposto alla luce; quindi conservatelo in barattoli a chiusura ermetica, al riparo dalla luce, in luogo fresco e asciutto.
I grani si devono presentare integri, con colore e dimensioni uniformi, se li schiacciate fra le dita non si devono rompere. E’ chiaro che in polvere queste caratteristiche sono difficili da verificare.

La pianta

L’albero del pepe è originario dell’Asia e viene oggi coltivato in tutti i paesi tropicali.
E’ una pianta rampicante, può raggiungere i 6 metri, che produce dei fili pendenti coperti di frutti, bacche che acerbe sono verdi, e mature assumono una colorazione bruno-nerastra.
Il suo uso si perde nella notte dei tempi, probabilmente le prime coltivazioni sono indiane, mentre Alessandro Magno contribuì a far conoscere il pepe in Occidente.
Era considerato “oro nero” e come tale utilizzato come moneta, come condimento ma anche come medicina.

Il pepe nella medicina orientale


Nella Medicina Ayurvedica il pepe, lo zenzero e la mirica (spezia locale) rappresentano la triade delle spezie di maggior pregio. Viene consigliato per i raffreddori cronici, come espettorante, per la digestione difficile, la stitichezza causata da succhi gastrici insufficienti e in caso di obesità.
Per la Medicina Cinese è indicato in caso di intossicazione alimentare, mal di pancia da infreddatura, diarrea (insieme allo zenzero) e stomaco in disordine.

Pepe e cucina

Il pepe è una delle spezie più utilizzate in cucina, in tutto il mondo si usa per aromatizzare numerose preparazioni culinarie: spaghetti cacio e pepe e, in generale, si sposa con le carni, il pesce e anche le verdure .
Nei salumi viene impiegato per insaporirli ma anche per conservarli. Anche alcuni dolci sono conditi con un pizzico di pepe, come il panpepato, dolce tradizionale che si prepara con mandorle, uvetta, noci, pinoli, miele, zucchero, qualche cucchiaio di farina e una miscela di spezie che comprende il coriandolo, la cannella, la noce moscata, i chiodi di garofano, etc. Si tratta di un dolce ricco di proteine vegetali e di sali minerali che lo rendono un alimento energetico e remineralizzante.

Il pepe in omeopatia: Piper Cubeba


Piper Cubeba è un rimedio omeopatico indicato per i soggetti agitati (tutto pepe!), ansiosi, che trasaliscono facilmente; hanno una libido importante e sono spesso assetati.
In genere il rimedio viene somministrato per le infiammazioni con bruciore delle mucose, soprattutto dell’apparato urinario (minzione frequente e abbondante) come le cistiti, ma anche le prostatiti.
 I sintomi migliorano alzandosi e camminando.
Ripeto spesso che il rimedio omeopatico viene prescritto dal medico omeopata in seguito ad una attenta valutazione di tutti i sintomi, quelli fisici e quelli mentali.

Pepe controindicazioni ed effetti nocivi


Il pepe è sconsigliato in caso di patologie dello stomaco e dell’intestino, perché i minuscoli granelli del pepe macinato, non solubili (diversamente dal peperoncino), non sono assimilati e, attraversando l’apparato digerente, possono produrre irritazione. E’ sconsigliato anche ai bambini e agli anziani. In generale è meglio non esagerare nelle dosi e nell’uso continuativo, come terapia occorre consultare il medico anche per le eventuali interazioni farmacologiche. E’ sconsigliato in caso di ulcera, colite, emorroidi e gastrite perchè irrita le mucose.

Scritto da Angela Ballarati
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