domenica 19 novembre 2017

Pepe proprietà terapeutiche e benefici

Pepe: proprietà e benefici del pepe in cucina.
Come utilizzarlo al meglio e come sceglierlo.
La pianta.
Il pepe nella medicina orientale.
Piper Cubeba: rimedio omeopatico.

Il pepe è, fra le spezie, quella più utilizzata nella cucina di tutto il mondo.
Ma quali proprietà possiede e quali sono le controindicazioni?
Per cosa viene utilizzato nella medicina Ayurvedica e Cinese?
Quali sono i tipi di pepe più conosciuti?

Il genere Piper, famiglia delle Piperaceae, comprende 700 specie, quelle più importanti economicamente, sono il Piper Nigrum, il pepe vero e proprio, Piper Longum (pepe del Bengala), Piper officinarum (pepe lungo) e Piper cubeba, cioè il pepe cubebe.

COSA CONTIENE

Il pepe contiene un alcaloide, la piperina, oltre a oleoresine, oli essenziali , glicosidi e polisaccaridi. E’ ricco di potassio, calcio e fosforo.

QUALI SONO LE SUE PROPRIETA’

-      Stimola la digestione. Il suo contenuto in piperina, un alcaloide, stimola la secrezione dei succhi gastrici e della saliva, aiutando la digestione. Ma è sconsigliato in caso di ulcera, colite, emorroidi e gastrite perchè irrita le mucose. ll pepe nero facilita inoltre la depurazione dell’organismo, riduce il problema dell’aerofagia ed aiuta a rallentare l’invecchiamento delle cellule grazie all’azione antiossidante dei suoi componenti. 
-      Possiede proprietà diuretiche.
-      Sembra possedere proprietà antinfiammatorie. Uno ricerca di nuovi farmaci antinfiammatori con meno effetti collaterali ha studiato la piperina e isolato altri componenti. Lo studio conclude che l’attività analgesica e antinfiammatoria, analizzata in vitro, potrebbe servire come guida per la ricerca futura di una molecola più potente e più sicura (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28641526).
-      E’ considerato uno stimolante metabolico utile nel controllo del peso. Alcuni studi hanno evidenziato che aumenta il metabolismo muscolare a riposo e quindi propongono ulteriori approfondimenti per il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27799519).                                                                              
-      Determina un grado maggiore di assorbimento dei nutrienti dei cibi; ad esempio, i nutrienti benefici della curcuma vengono assimilati in misura maggiore se si aggiunge un pizzico di pepe (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26201645). La curcumina (componente attivo della curcuma) è stata studiata come cardioprotettivo, ma presenta il problema di una scarsa biodisponibilità.  Combinata con la piperina, su modello animale, ha mostrato una cardioprotezione maggiore rispetto al gruppo trattato con sola curcumina (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28458425).
-      Sembra potenziare le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie della quercitina, un bioflavonoide. Insieme mostrano forti effetti neuroprotettivi contro la neurotossicità  da MTPT, sostanza neurotossica che causa sintomi simili a quelli del Parkinson negli animali (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28852397).
-      L’Aspergillus flavus è un agente patogeno del suolo che rappresenta un pericolo per l’uomo e gli animali poiché produce la micotossina cancerogena Aflatossina B1. L’identificazione di sostanze antiaflatossigenici che non presentino tossicità ha indirizzato uno studio sulla  piperina che si è dimostrata capace di inibire la crescita di Aspergillus flavus e ha modificato positivamente lo stato degli antiossidanti fungini  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28830793). 
-      Il pepe è antisettico, espettorante, afrodisiaco.
-      Alcuni studi si sono concentrati sull’efficacia terapeutica della piperina per combattere le malattie neurodegenerative e la depressione. In questa ricerca, condotta dalla Divisione di farmacologia dell’Università di Utrecht, in Olanda, su modello animale, è stata somministrata piperina unitamente ad altre integrazioni come lo zinco, la curcumina, gli omega 3 ecc. e il risultato è stato molto incoraggiante e suggerisce che una dieta ricca di elementi, fra cui la piperina, può prevenire e/o impedire lo sviluppo dei disturbi neurodegenerativi e depressivi e dei deficit cognitivi concomitanti.
Gli studi condotti in vitro o su modello animale sono da ritenersi un punto iniziale per ulteriori ricerche, quindi da considerarsi indicativi.
Il pepe nero si utilizza anche per uso esterno: per massaggi rilassanti e per impacchi in caso di contusioni.
Nelle erboristerie è disponibile in estratto secco e in pomate per uso topico per lenire dolori articolari cronici.

OLIO ESSENZIALE DI PEPE NERO

L’olio essenziale di pepe nero si ottiene dalla distillazione delle bacche del pepe nero.
Possiede proprietà carminative (facilita l’espulsione dei gas), depurative, antimicrobiche, favorisce la digestione e aiuta in caso di dolori muscolari.
Si può aggiungere agli alimenti, non è piccante, o utilizzarlo per massaggi rilassanti, antidolorifici e per aiutare la circolazione, miscelato ad un olio vettore.
Si utilizza, in aromaterapia, nei diffusori per alleviare gli stati d’ansia.


TIPI DI PEPE

In commercio si trovano: il pepe bianco, il pepe nero, il pepe rosso e il pepe verde, il pepe rosa  non appartiene alla stessa famiglia botanica, il pepe grigio indica una miscela (pepe bianco e nero macinati) e il cubebe, bacche della pianta Piper Cubeba, è presente anche in omeopatia.
Il pepe nero è quello più conosciuto e utilizzato, viene raccolto a metà maturazione e, dopo una leggera bollitura,  si essicca al sole per circa 10 giorni. Il suo sapore è quello più intenso.
Il pepe bianco deriva dalla medesima pianta del pepe nero, Piper nigrum, ma le bacche vengono raccolte a maturazione raggiunta e si lasciano macerare in acqua perché si stacchi l’involucro esterno; successivamente si essiccano. I grani si presentano più piccoli di quelli del pepe nero ed anche il sapore è meno intenso, più delicato.
Il pepe verde, come il pepe nero, viene raccolto acerbo, si essicca, ma viene trattato con diossido di zolfo per mantenerne il colore verde. Le sue proprietà sono simili a quelle del pepe nero.
Il pepe rosso, infine, è ottenuto dai frutti maturi e le lavorazioni sono le stesse del pepe nero, ma la raccolta deve essere effettuata in un particolare momento in modo da conservarne il colore.


Come acquistarlo

Le diverse qualità di pepe si distinguono per aroma, colore e piccantezza, conferita, quest’ultima, dalla piperina.
L’acquisto migliore è in grani perché, macinato al momento dell’utilizzo, mantiene inalterate le sue proprietà e l’aroma.  Infatti, il pepe perde sapore e aroma per evaporazione e se esposto alla luce; quindi conservatelo in barattoli a chiusura ermetica, al riparo dalla luce, in luogo fresco e asciutto.
I grani si devono presentare integri, con colore e dimensioni uniformi, se li schiacciate fra le dita non si devono rompere. E’ chiaro che in polvere queste caratteristiche sono difficili da verificare.

La pianta

L’albero del pepe è originario dell’Asia e viene oggi coltivato in tutti i paesi tropicali.
E’ una pianta rampicante, può raggiungere i 6 metri, che produce dei fili pendenti coperti di frutti, bacche che acerbe sono verdi, e mature assumono una colorazione bruno-nerastra.
Il suo uso si perde nella notte dei tempi, probabilmente le prime coltivazioni sono indiane, mentre Alessandro Magno contribuì a far conoscere il pepe in Occidente.
Era considerato “oro nero” e come tale utilizzato come moneta, come condimento ma anche come medicina.

Il pepe nella medicina orientale


Nella Medicina Ayurvedica il pepe, lo zenzero e la mirica (spezia locale) rappresentano la triade delle spezie di maggior pregio. Viene consigliato per i raffreddori cronici, come espettorante, per la digestione difficile, la stitichezza causata da succhi gastrici insufficienti e in caso di obesità.
Per la Medicina Cinese è indicato in caso di intossicazione alimentare, mal di pancia da infreddatura, diarrea (insieme allo zenzero) e stomaco in disordine.

Pepe e cucina

Il pepe è una delle spezie più utilizzate in cucina, in tutto il mondo si usa per aromatizzare numerose preparazioni culinarie: spaghetti cacio e pepe e, in generale, si sposa con le carni, il pesce e anche le verdure .
Nei salumi viene impiegato per insaporirli ma anche per conservarli. Anche alcuni dolci sono conditi con un pizzico di pepe, come il panpepato, dolce tradizionale che si prepara con mandorle, uvetta, noci, pinoli, miele, zucchero, qualche cucchiaio di farina e una miscela di spezie che comprende il coriandolo, la cannella, la noce moscata, i chiodi di garofano, etc. Si tratta di un dolce ricco di proteine vegetali e di sali minerali che lo rendono un alimento energetico e remineralizzante.

Il pepe in omeopatia: Piper Cubeba


Piper Cubeba è un rimedio omeopatico indicato per i soggetti agitati (tutto pepe!), ansiosi, che trasaliscono facilmente; hanno una libido importante e sono spesso assetati.
In genere il rimedio viene somministrato per le infiammazioni con bruciore delle mucose, soprattutto dell’apparato urinario (minzione frequente e abbondante) come le cistiti, ma anche le prostatiti.
 I sintomi migliorano alzandosi e camminando.
Ripeto spesso che il rimedio omeopatico viene prescritto dal medico omeopata in seguito ad una attenta valutazione di tutti i sintomi, quelli fisici e quelli mentali.

Pepe controindicazioni ed effetti nocivi


Il pepe è sconsigliato in caso di patologie dello stomaco e dell’intestino, perché i minuscoli granelli del pepe macinato, non solubili (diversamente dal peperoncino), non sono assimilati e, attraversando l’apparato digerente, possono produrre irritazione. E’ sconsigliato anche ai bambini e agli anziani. In generale è meglio non esagerare nelle dosi e nell’uso continuativo, come terapia occorre consultare il medico anche per le eventuali interazioni farmacologiche. E’ sconsigliato in caso di ulcera, colite, emorroidi e gastrite perchè irrita le mucose.

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.


venerdì 27 ottobre 2017

ANACARDI: proprietà e usi

Gli ANACARDI, per il loro contenuto in triptofano, sono alimenti del buonumore. Antidepressivi naturali che calmano la fame e migliorano la qualità del sonno.
Gli anacardi sono semi oleosi prodotti da alberi tropicali della famiglia delle Anacardiaceae.
La pianta, ,Anacardium occidentale, è originaria del Brasile ed è presente nelle regioni tropicali ed equatoriali dell’America centrale e meridionale. Attualmente viene coltivata nelle aree tropicali di tutto il mondo.
L’anacardio, o anacardo, anche chiamato “melo di acagiù”,  produce un frutto (mela di acagiù), con una polpa succosa, ricca di vitamina C, a cui è attaccato un ulteriore guscio contenente la noce (noce di acagiù).
La forma del frutto o achenio è reniforme, simile al rene, e di colore biancastro che si scurisce con la tostatura
 I frutti (acheni) sono considerati al pari della frutta secca, come le noci, le mandorle … e appartengono alla stessa famiglia dei pistacchi. Si consumano anche non tostati, ma solitamente si trovano tostati.
L’anacardio è avvolto da una sostanza, caustica e tossica, utilizzata dall’industria per produrre insetticidi e vernici e che viene rimossa  per rendere il seme commestibile, per questo motivo gli anacardi acquistati si devono presentare ben puliti dalla pellicina.
Della pianta si utilizza, per la produzione di conserve, oltre al frutto, il suo peduncolo.
Dagli anacardi, per spremitura, si ottiene un olio alimentare commestibile.

COSA CONTENGONO GLI ANACARDI

Come il resto della frutta secca, gli anacardi sono molto calorici.

Contengono circa il 50% di lipidi, cioè grassi. Gli acidi grassi contenuti sono per la maggior parte grassi monoinsaturi (54% circa), acido oleico, in minor parte grassi polinsaturi e saturi; non contengono colesterolo. L’acido oleico è il grasso principale  contenuto nell’olio di oliva (75% circa).

La parte proteica (circa il 35%) comprende  aminoacidi come l’arginina, l’acido aspartico, l’acido glutammico, ma anche metionina, cistina e triptofano.

Gli anacardi contengono anche carboidrati e fibre, per questo sono alimenti completi da consumare preferibilmente da soli.

La presenza di elevate quantità di proteine, grassi e carboidrati rendono gli anacardi un alimento molto energetico ma allo stesso tempo più difficile da digerire rispetto ad altri frutti secchi.

Contengono Ferro, Potassio, Rame, Fosforo, Selenio, Zinco e Calcio, mentre le vitamine presenti  sono, la vitamina E, la tiamina o vitamina B1, acido pantotenico o  B5, riboflavina o  B2, la vitamina B6 e la vitamina B3. Contengono buone quantità di vitamina K, vitamina antiemorragica.
Complessivamente apportano circa 598 Kcal per 100 grammi.

QUALI SONO I BENEFICI? SONO ANTIDEPRESSIVI, ANTIANSIA, ANTICOLESTEROLO …

Gli anacardi, come la frutta secca in generale, hanno un notevole apporto calorico. Anche se sono meno grassi, rispetto ad altri semi oleosi, non bisogna abusarne. All’interno di una dieta varia ed equilibrata si possono consumare 2 o 3 razioni settimanali in virtù dei benefici che ne derivano.

Vediamo quali sono i benefici derivanti dal loro consumo.

-         Il TRIPTOFANO contenuto è un aminoacido essenziale che deve essere introdotto attraverso l’alimentazione, ma è importante sottolineare come questo aminoacido sia il precursore della, più famosa, SEROTONINA, l’ormone del buonumore. La serotonina è un neurotrasmettitore sintetizzato dai neuroni del sistema nervoso centrale, ma anche da alcune cellule dell’apparato gastrointestinale (l’intestino è il nostro secondo cervello) che è coinvolta nella regolazione dell’umore, del sonno, della sessualità, dell’appetito e della temperatura corporea. Infatti molti antidepressivi agiscono sui livelli di serotonina, così come alcune sostanze stupefacenti; un deficit di serotonina causa ansia, bulimia, depressione ed eiaculazione precoce maschile (wikipedia). 
      Gli anacardi contengono, in 100 grammi, circa 400 mg di triptofano, per questo sono considerati un alimento antidepressivo e antiansia che aiuta il benessere psico-fisico.

-         Il triptofano è considerato un anoressizzante, cioè calma l’appetito, soprattutto di dolci.  Sempre il triptofano è un precursore della MELATONINA, sostanza prodotta dal nostro cervello (ma non solo) che agendo sull’ipotalamo regola il ciclo sonno-veglia. Quindi, gli anacardi, possono favorire una qualità migliore del sonno, soprattutto in menopausa.

-         Gli anacardi sono ricchi di acido oleico (omega-9), grasso mono-insaturo che ha un benefico effetto sul sistema cardiovascolare e sul colesterolo alto in quanto abbassa il colesterolo totale e LDL (quello cattivo) e innalza quello “buono” o colesterolo HDL. Inoltre è componente dei fosfolipidi che costituiscono la membrana cellulare e le lipoproteine.  
    
-         Aiutano in caso di ipertensione per l’apporto di magnesio.

-         Sono ricchi di antiossidanti e una ricerca, dell’Università di Montreal, ha evidenziato che l’estratto di semi di anacardi possiede potenziali proprietà anti-diabetiche e probabilmente anche antinfiammatorie.

-         Contengono un flavonoide che protegge gli occhi e previene da patologie degenerative della macula.

-         Gli anacardi sono ricchi di potassio che aiuta nella ritenzione idrica.
-         Il calcio contenuto è utile per la salute delle ossa e dei denti ed è reso più facilmente assimilabile dalla presenza di magnesio.

-         Il dipartimento di biologia dell’Università di Ceara, Fortaleza (Brasile), afferma che gli anacardi migliorano la risposta immunitaria dell’organismo per il loro contenuto di antiossidanti.

Non solo i semi dell’Anacardium Occidentalis sono oggetto di ricerca: uno studio recente sull’acido anacardico, contenuto nell’olio dei gusci di anacardio insieme al cardolo (olio nocivo e caustico), condotto  dal Dipartimento di Studi in Biotecnologie dell’Università di Mysore in India, apre la strada ad ulteriori ricerche. E’ stata riscontrata una diminuzione dei marcatori tumorali nel tumore alla mammella e nel glioma.

L’olio di gusci di anacardio è tossico, mentre altra cosa è l’olio ottenuto dalla spremitura della noce di anacardio, che è commestibile.

OLIO DI ANACARDI

Dalla spremitura degli anacardi si ottiene un olio molto gustoso da utilizzare in cucina. L’olio di anacardi contiene vitamina E (delta-tocoferolo) ha un sapore neutro  un colore giallo paglierino.
Si utilizza in cucina per salse e creme.


ANACARDI IN CUCINA

Perfetti da soli, come spuntino, si prestano a svariati utilizzi in cucina.
Si possono sostituire ai pinoli nel pesto, ma anche utilizzare per arricchire insalate.  Sono presenti in molti piatti orientali.
Se li macinate finemente otterrete un crema da spalmare sul pane, tipo il burro di arachidi.
Il loro gusto li rende facilmente utilizzabili anche per dolci.
Si producono con gli anacardi: il burro, il latte di anacardi o meglio la bevanda di anacardi, l’olio e il succo di anacardi (diffuso in Brasile).


BURRO DI ANACARDI

Il burro di anacardi è semplice da produrre e ideale a colazione, un pieno di energia e vitalità.
Gli ingredienti:
125 ml di succo di mela non zuccherato
500 ml di anacardi tostati e leggermente salati
2 cucchiai di sciroppo di riso
2 cucchiai di succo di limone
Versate gli ingredienti nel frullatore e frullate fino ad ottenere una crema densa e liscia. Si conserva in frigorifero, per una settimana circa, in contenitore chiuso.

Frullando gli anacardi si ottiene una crema liscia che può essere utilizzata tal quale.

CONTROINDICAZIONI
Il consumo non è indicato in chi soffre di insufficienza renale e per chi soffre di calcoli renali si consiglia un consumo moderato.
In alcune persone sensibili possono originare reazioni allergiche.



Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo.
Benessere secondo natura Fabbri ed - https://it.wikipedia.org/wiki/Acido_oleico- http://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/anacardi.html-la bibbia del vegano Newton Comp.-  Mangiar sano e naturale M. Riefoli - http://www.valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella12087.php

giovedì 12 ottobre 2017

Biscotti al cioccolato senza glutine

BISCOTTI al cioccolato, senza glutine e lievito,  con farina di riso, nocciole e scaglie di cioccolato
Questi biscotti sono croccanti,  gustosi, senza glutine e con pochissimo zucchero di cocco che ha un basso indice glicemico.
Ricordano un po’ i “baci di dama” e se ne possono unire due con un velo di nocciolata  (Nutella) fatta in casa.

Ingredienti:
100 g di farina di riso
100 g di nocciole tostate
30 g di burro di cocco
30 g di burro ghi
3 cucchiai di zucchero di cocco
1 uovo
70 g di cioccolato al latte o fondente
Una punta di cucchiaino di vaniglia (facoltativo)

Tritate le nocciole e unitele alla farina di riso, aggiungete lo zucchero e miscelate gli ingredienti secchi.

Aggiungete il burro sciolto (a fuoco bassissimo) e l’uovo, mescolate tutti gli ingredienti e unite le scaglie di cioccolato precedentemente preparate (io acquisto una tavoletta di cioccolato e la riduco in scaglie, grossolanamente, con il coltello).

Se il composto dovesse risultare troppo secco aggiungere un goccio di latte di riso.

Stendete un foglio di carta forno sulla leccarda e con un cucchiaino formate delle piccole palline schiacciate.

Cuocete in forno a 180° per 15/20 minuti.

Sono biscotti croccanti e friabili, se li desiderate più morbidi e gonfi aggiungete un cucchiaino di bicarbonato di sodio.

Io ho utilizzato tutti ingredienti provenienti da agricoltura biologica.

Naturalmente si possono apportare le modifiche che più si adattano al gusto personale, come sostituire il cioccolato al latte con quello fondente, il risultato è comunque garantito. Anche per il burro vale lo stesso: utilizzare il burro di cocco solamente oppure metà dose di cocco e metà di burro ghi. Lo stesso vale per la farina: io ho utilizzato quella bianca, ma nulla vieta di sostituirla con quella integrale. Per quanto riguarda le nocciole è importante che siano tostate, il gusto ne guadagna.

Insomma provate e poi modificate a piacere. 

domenica 8 ottobre 2017

Partenio: proprietà, principi attivi, uso, raccolta e conservazione.

Il PARTENIO, pianta presente anche in Italia, è considerato in erboristeria il miglior prodotto per l’emicrania, i reumatismi e la sindrome premestruale.
Numerosi studi sul partenolide, un componente del partenio, confermano l’attività  antinfiammatoria e non solo. Raccolta, conservazione, principi attivi e uso, storia e curiosità. 
Il Partenio, Tanacetum parthenium o Chrysanthemum parthenium Berhn. o Matricaria parthenium L., della famiglia delle Asteraceae (Compositeae), è una piccola pianta che raggiunge il metro di altezza ed è presente anche in Italia, dove è conosciuta con i nomi popolari di amarella, erba magra, matricale , camomilla bastarda, tanaceto…
Il Tanacetum è un genere a cui appartengono circa 70 specie diffuse nelle regioni temperate (emisfero boreale) e, circa una decina, sono presenti  in Italia.
Il suo habitat è rappresentato da luoghi incolti e pietrosi dell’America settentrionale e meridionale e della regione caucasica.
Originaria dell’Asia occidentale e della Penisola Balcanica, in Italia è comune, coltivata e naturalizzata, in tutto il territorio. Cresce negli incolti, tra le macerie, nelle aree antropizzate, dal piano a 1000 m.
Viene coltivata come pianta d’appartamento e nei giardini a scopo ornamentale.

LA PIANTA

Pianta erbacea perenne e molto aromatica non arriva al metro e presenta dei fiori molto simili alla margherita: infiorescenze con capolini fitti di colore giallo, ma con un odore sgradevole, corolla di petali a forma di linguette di colore bianco e foglie, a contorno ovale e pennatosette, di colore giallo-verde.
Le sue foglie si raccolgono quando hanno raggiunto il pieno sviluppo, tra luglio e settembre.
La droga cioè la parte di interesse fitoterapico è costituita dalle parti aeree.

Il Partenio è molto somigliante alla camomilla e al crisantemo, appare come un incrocio, ma occorre prestare molta attenzione a non confonderlo con il tossico Tanaceto (Tanacetum vulgare L., sin Chrysantemum vulgare Bernhardi)  o con il piretro o Crisantemo americano e con altre specie di Tanaceto tossiche, il cui sovradosaggio può essere fatale.

Non presenta esigenze particolari di coltivazione, si propaga per seme prima dei cali di temperatura e in posizione soleggiata.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

Si tagliano le sommità fiorite in estate, giugno/luglio, e si essiccano in luogo ombroso e ventilato.
Si conserva al riparo dalla luce e dall’umidità.

QUALI SONO I PRINCIPI ATTIVI

Il partenio contiene flavonoidi come la quercitina, luteolina, apigenina ed axillarina che possiede azione spasmolitica (calma le contrazioni muscolari da spasmi) sulla muscolatura liscia del tratto gastroenterico.
I composti lattoni sesquiterpeni, come il partenolide,  modulano le funzioni del sistema della serotonina, per questo si ritiene possano prevenire l’emicrania.
Il partenio contiene, inoltre, tannini ed eterosidi che hanno proprietà antinfiammatorie, olio essenziale con canfora e sostanze amare.

QUANDO E’ UTILE E QUALI SONO LE APPLICAZIONI

Le preparazioni fitoterapiche che contengono partenio vengono utilizzate per trattare: emicrania, reumatismi e nevralgie.
Le proprietà del partenio sono in gran parte ascrivibili ai sesquiterpenici contenuti, in particolare al partenolide e ai flavonoidi.

La pianta del partenio è ritenuta una fra le più efficaci per alleviare l’emicrania.

Non cura l’emicrania ma procura un sollievo temporaneo. Anche se le sue proprietà non sono ancora state riconosciute ufficialmente, si ritiene che il partenio sia in grado di ridurre anche sintomi secondari all’emicrania come la nausea e la frequenza degli episodi.

La sua azione consiste nella capacità di inibire il rilascio dell’acido arachidonico (precursore nella sintesi degli eicosanoidi) coinvolto nella sintesi delle prostaglandine, sostanze che intervengono nei processi infiammatori. La produzione dei derivati dell’acido arachidonico sono conosciuti, nel complesso, come la cascata dell’acido arachidonico. Inibisce inoltre la sintesi di molte citochine anch’esse coinvolte nell’infiammazione.

Come antinfiammatorio trova impiego nel trattamento dei dolori artritici.

Contiene un olio essenziale con azione spasmolitica (che calma gli spasmi) ed è quindi indicato nelle sindromi premestruali:  rilassa la muscolatura liscia calmando le contrazioni della muscolatura uterina costituendo un valido aiuto in caso di dismenorrea (mestruazioni dolorose).

La sua azione antispasmodica sulla muscolatura liscia ha effetto anche sulle pareti gastriche.

Possiede proprietà emmenagoghe, cioè  favorisce le mestruazioni.
Il partenio, grazie al partenolide,  è dotato di proprietà inibitorie nei confronti dell’aggregazione piastrinica dovute anche all’azione inibitoria del rilascio di serotonina delle stesse piastrine.

Sono stati effettuati numerosi studi sul partenio ed in particolare l’interesse immunologico, reumatologico ed oncologico si è concentrato su un suo componente: il partenolide.

La sua proprietà antinfiammatoria è stata confermata da studi su animali, tessuti umani o in vitro. Le ricerche,  non supportate da trials clinici e che ancora necessitano di un riconoscimento ufficiale,  hanno necessità di ulteriori indagini su campioni umani.

Uno studio condotto dal Dipartimento di chimica e oncologia dell’Università di Rochester (USA) ha evidenziato la promettente attività anticancro del partenolide come prodotto naturale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28826596)
Sempre nell’ambito oncologico, uno studio condotto sui criceti indagava il potenziale chemio- preventivo del partenolide nella carcinogenesi orale indotta da DMBA (dimetilbenzantracene, idrocarburo policiclico utilizzato nella ricerca medica). I risultati suggeriscono che il partenolide non solo sia chemio protettivo, ma possieda  anche  proprietà antiossidanti e apoptotiche (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28801714).
 
Questa ricerca del Dipartimento di Scienza Farmaceutica dell’Università di Juiz de Fora (Brasile) ha studiato gli effetti immunomodulatori del partenolide in vitro sulla produzione di citochine (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27997959).
 
Anche altri studi, sempre su cavie animali, confermano l’attività antinfiammatoria e antiossidante del partenolide. Quello condotto dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Hamdan, in Iran, ha esplorato l’azione del partenolide sulla malattia epatica non alcolica sui ratti (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28555525).
Gli studi positivi, non supportati da trials clinici, sull’attività anticancro del partenolide riguardano alcuni tipi di cancro come  il carcinoma gastrico, quello polmonare, quello prostatico e il mieloma multiplo.

COME SI UTILIZZA

Il partenio si utilizza sotto forma di tisana: versate 100 ml di acqua bollente su 2 g di foglie, coprite e lasciate in infusione per 10 minuti. Filtrate.

Si trova in forma di tintura madre, già preparata, nelle erboristerie. La tintura madre si ottiene macerando le foglie, raccolte in luglio e agosto, in una miscela di alcol alimentare e acqua per tre settimane, si spreme e si filtra.

L’estratto secco si ottiene per evaporazione della tintura madre e si trova in compresse o capsule. Le capsule o le compresse rappresentano la forma più utilizzata e preferibile a causa del cattivo sapore della pianta.

La polvere è ottenuta dalla frantumazione delle foglie essiccate.

UN PO’ DI STORIA

Fin dall’antichità il partenio era consigliato per i problemi mestruali e per il mal di testa, ma veniva impiegato anche per curare i reumatismi, come vermifugo e come cicatrizzante per uso esterno.
Nell’antica Grecia era utilizzato per facilitare il parto, da lì probabilmente deriva il suo nome.
Venne utilizzato anche per curare la malaria, nel Medioevo, e più tardi, nel XVII secolo, fu ritenuta la migliore erba per la cefalea.
Il partenio cadde poi nel dimenticatoio e solo negli anni Settanta fu riscoperto e studiato per merito di un minatore che masticando foglie di partenio alleviava la sua emicrania.
In passato gli sono state attribuite anche proprietà febbrifughe poi smentite.


CONTROINDICAZIONI
Chiedere il parere del medico curante prima di iniziare una terapia con il partenio. Il partenio può ostacolare la coagulazione del sangue, quindi è controindicato per chi ha problemi di coagulazioni, gastriti o ulcere. Non assumere in caso di ipersensibilità alle Asteraceae. E’ sconsigliato in gravidanza e allattamento e nei bambini. Può dare luogo a disturbi come vomito, diarrea, cefalea, insonnia e dermatiti allergiche in caso di contatto con la pianta fresca in persone con ipersensibilità. Interazioni farmacologiche con antiaggreganti, anticoagulanti e FANS.

Articolo scritto per Naturopataonline www.naturopataonline.org

Scritto da Angela Ballarati
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